Giuseppe Bosic - Baschi Blu

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Giuseppe Bosic

Arte e Attestati

Alla fine degli anni sessanta, intellettuale in armi (così mi aveva definito Michele Campanella, primo Comandante dei Baschi Blu) ero approdato, transitando per il II Celere di Padova, proveniente dalla Squadra Mobile di Bologna, ad Abbasanta, sede del R.P.A.. Essendo pittore, ero stato invitato dal Comandante Ricciato a realizzare dei dipinti da destinare all’arredo dello "spaccio". Fu così che intrapresi la non facile impresa di realizzare sette grandi tele ad olio che per molti anni rimasero collocate nella sala convegno spaccio divenendo, col tempo, i simboli stessi del Reparto. Realizzai queste opere nell’arco di un anno e mezzo circa, talvolta col consenso e altre volte con qualche difficoltà postemi dai diversi Comandanti che nel frattempo si erano avvicendati ad Abbasanta.
In quegli anni la Sardegna era la regione ove si verificavano il maggior numero di reati di abigeato e sequestri di persona. Pensai di interpretare "a mio modo" la vicenda complessa dello scontro/incontro fra banditismo e forze dell’ordine. È da precisare che i primi contingenti di Baschi Blu sbarcati in Sardegna erano formati da personale del continente che non conoscendo il vasto territorio, gli usi, i costumi e la lingua del luogo, avevano avuto non poche difficoltà di tipo operativo e logistico. Successivamente, il superiore Ministero aveva ritenuto di inviare fra i "Baschi Blu" diversi agenti originari della Sardegna; erano state così formate nuove squadriglie con la presenza fra le fila di molti sardi che effettivamente avevano incrementato l’integrazione con la popolazione indigena che via via non considerava più questi tutori dell’ordine come "truppe di occupazione". Al contrario si poté assistere a molti fidanzamenti e a numerosi matrimoni con le ragazze del luogo, cosa che capitò anche a me.

Nel quadro appare un globo terraqueo ove primeggia la Sardegna dalla quale si erge una entità che ha connaturata nel torace una gabbia/prigione. La testa della figura, che non viene descritta nella tela, allude a un potere, a una presenza incognita e occulta che manovra e sostiene con dei fili come una sorta di "giustizia" incombente, ma anche come un "burattinaio", i due personaggi antagonisti. Quello a sinistra simboleggia il "bandito" con coppola e un fazzoletto per perizoma, figurato nell'atto di scappare, ma è doppiamente legato e connaturato col suo braccio destro a quello del personaggio dipinto sulla destra.

La gamba destra del "bandito" che si interseca nelle gambe del personaggio centrale, peraltro è parte integrante della solida catena che lo vincola al personaggio di destra collegandosi al suo braccio sinistro. Quest'ultima figura appare alquanto ambigua: porta in testa la metà di un "basco blu" ed il petto è vestito per metà con una tuta mimetica. Inoltre si individuano altri elementi significativi: la gamba sinistra del "basco blu" termina con una rotellina che sostituisce il piede e sembra poter velocizzare la realizzazione dell'intervento, mentre la gamba destra si trasforma in una spirale che pare proiettarsi in lontananza, verso un ipotetico orizzonte e al culmine di questa proiezione è raffigurata un'ancora, simbolo di appiglio, di rallentamento se non di fermezza e di sicurezza statica. Sicuramente il "basco blu" appare sdoppiato, come appartenente a due realtà contrapposte e conflittuale (è qui testimoniato il momento in cui molti "baschi blu" furono selezionati fra gli agenti di origine sarda).

La Sardegna è raffigurata in fondo a un baratro, una sorta di canale con acqua che divide la sovrastante pianura; sullo sfondo, in lontananza, si libra il disco solare che potrebbe essere inteso all’occaso, ma anche nella fase dell’aurora.
Un lungo stelo si eleva dal centro dell’Isola e culmina con una bocca dentata simile a un fiore pronta a fagocitare i brandelli di parti anatomiche umane che fuoriescono, filtrate da una clessidra, simbolo del tempo, ancorata all’apice di una scala a foglio che forma una sorta di ponte sull’abisso.

I due lati della scala sostengono due personaggi denudati; entrambi portano un copricapo: quello sulla destra ha un "basco blu" con l’effige dell’aquila, simbolo della Repubblica Italiana; tenta di salire e sta col piede destro sul terzo piolo nel tentativo di elevarsi, ma l’altra gamba, radicata al terreno lo trattiene. L’arto ha la foggia di un tronco da dove si diparte un piccolo ramo che sostiene un frutto, una grossa pera che porta una foglia sul picciolo. Il personaggio sembra voler rincorrere il "bandito", con in testa una coppola, dipinto sulla sinistra della tela; appare anch’egli radicato al terreno, e questa volta il tronco è costituito dal suo stesso braccio sinistro (che non produce frutti) mentre con la mano destra si abbarbica al terzo piolo dell’altra parte della scala. Il motivo iconico evidenzia una salita ("basco blu") e una caduta ("bandito"), ma auspica una soluzione di questo confronto/scontro, nel tempo.

Il racconto allegorico e simbolico raffigura un carretto fioriera con terriccio, sostenuto da quattro ruote, trainato per un filo da uno scheletro con mantello e coppola che impugna una falce e pare dirigersi verso un cumulo di pietre in lontananza dove è disteso e si distingue appena, un personaggio inanimato: Miguel Anghel Atienza, fuorilegge, morto nel conflitto a fuoco dove persero la vita due "baschi blu": Ciavola e Grassia, rappresentati sul carrettino trascinato dalla "morte sarda". I due sembrano germogliare dall’humus della terra che li riaccoglie, come eroi trasfigurati, strettamente uniti come in un vortice a spirale nel momento dell’estremo sacrificio.

I due sono collegati e connaturati nelle braccia come a significare quel momento solidale che li ha unificati per sempre. Le loro casse toraciche sono diversamente aperte come un’offerta generosa e mostrano i cuori; nel personaggio a sinistra la sua mano destra sembra dilatare lo squarcio sullo sterno per mostrare l’interiore e una funzione simile è quella dello sportellino aperto sul torace del personaggio raffigurato sulla destra. Entrambi auspicano la ricerca della verità nuda e cruda. Uno dei bracci del personaggio a destra si è trasformato in un’ala, simbolo sacrale esplicito che allude alla elevazione, alla trasformazione della materia, al messaggio insito nell’evento.

L’impaginazione strutturale del dipinto tende a mostrare come la fase combinatoria di due nature così diverse: quella del "bandito" e quella del "basco blu" possa determinare una soluzione ibrida che comunque mantiene inalterate le componenti iniziali. Infatti la figura di sinistra è definita, come in un rapporto simbionte, da due metà contrapposte costrette alla coesione sebbene inversamente polarizzate; così come le due metà che compongono la figura sul lato destro della tela, che mantengono la relazione. Il risultato metamorfico della figura centrale, infine, appare ancora ambiguo e contenutistico delle memorie bipolari dei due personaggi laterali originari.

La fase combinatoria e generazionale ha trasformato la struttura del collo che appare come un alambicco tortile che culmina con i copricapo/coperchi dei due protagonisti della vicenda. Per comprendere e risolvere qualunque circostanza, cosa o persona, è necessario che l’operatore, nello stesso momento sia in grado di essere totalmente coinvolto e assolutamente avulso. La qual cosa sarebbe possibile in un adeguato veicolo coscenziale.

In quest’opera realizzata con tecnica gestuale e con immediatezza, il "bandito" è costretto, come acciambellato, alla base di un albero fortemente radicato a terra. Il personaggio, privo degli arti, è rappresentato con l’avambraccio destro che si innesta alla gamba sinistra e, viceversa, con la gamba destra correlata all’avambraccio sinistro, formando così un incrocio. I rami che si espandono non consentono al "bandito" di liberarsi dalla scomoda posizione a meno che non si recidano i rami stessi o il tronco o si sradichi l’intero albero.

E il "basco blu" che sembra posto a guardia dell’essere imprigionato, ha assunto una strana posizione: con le braccia lunghe a dismisura, appeso a un ramo dello stesso albero, a guisa di altalena si sostiene seduto su un asse che lui stesso regge. Rimane sospeso e pudicamente si dondola come in una sorta di armistizio: effettivamente entrambe le posizioni sono scomode. L’albero non produce frutti.

In questo dipinto la tematica dell’incontro/ scontro fra i due prototipi antagonisti, ha per scenario una pianura desolata ove, sulla sinistra, è ubicato un nuraghe, simbolo della Sardegna, che ha una finestra con persiane, strutturata nella arcaica parete tondeggiante, termine di adattabilità del vecchio col nuovo. Dall’apertura di ingresso del monumento megalitico si diparte e snoda una rotaia supportata su apposite traversine. Sulla rotaia corrono, provenienti da direzioni opposte, similmente a vagoni ferroviari, muniti ognuno di un respingente, il "bandito" e il "basco blu"; hanno i segni di questa metamorfosi rispettivamente nell’avambraccio sinistro e destro.

Le altre due mani sono state sostituite da una grande molla che tiene uniti i moncherini privi degli arti. Privi anche dei piedi, recano, fra le gambe usate alla maniera di una forcella, una ruota ferroviaria con la quale scorrono sulla rotaia.

Il tema dell’incontro/scontro fra "bandito" e "basco blu" questa volta è interpretato diversamente. I due personaggi sono ineluttabilmente uniti per le braccia ed il loro punto di coesione è formato da un’incudine, pesante fardello, simbolico campo di battaglia sul quale i due non sono in grado di forgiare nulla in quanto non è raffigurato l’oggetto del contendere. Sono visibili una tenaglia, ubicata al posto della mano sinistra del "bandito", e un martello, ubicato al posto della mano sinistra del "basco blu".

Gli strumenti del fabbro ferraio sono i simboli della conflittualità esistente, accentuata dalla strada maestra rettilinea che si proietta sino all’orizzonte in un illusorio punto di fuga unificante. I due personaggi procedono in modo divergente, strattonandosi. L’impossibilità di poter convergere in un incontro solidale è evidenziato dalla simbolica doppia striscia bianca continua, dipinta sull’asfalto, che definisce il limite insuperabile che inibisce loro una possibilità di incontro, una qualche unità di intenti. Il "bandito", col berretto a coppola, ha la tenaglia con cui può afferrare, accaparrare, usurpare, estorcere… il "basco blu" dovrà utilizzare il martello marziale per neutralizzare l’azione illegale.

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