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Album fotografico
Il silenzio della gente
impaurita protegge
gli assassini di Ollolai
di Alfonso Madeo da: "Corriere della Sera"
Mercoledì 4 Gennaio 1967
Nuovi reparti di polizia sbarcati nell'isola. Secondo le prime indagini, la strage potrebbe essere stata compiuta per vendicare una "soffiata" del Pira.
È una paura testarda, motivata, umiliante, paralizzante: Questa è la paura che comanda nel Nuorese, che inceppa le indagini sulla strage di San Silvestro, protegge l’infamia di tre assassini, inchioda la gente al silenzio, spopola i paesi e scoraggia gli automobilisti e turba le coscienze. Non c’è scampo ad una paura così. È una serata fredda e tersa, la terza serata dopo l’eccidio di Ollolai, un’altra serata senza giustizia, perché quelli che hanno massacrato Francesco Pira, sua moglie Francesca Podda e il nipotino Michele Podda, con una sventagliata di colpi a bruciapelo, sono liberi e possono tornare a sparare. Un clima da coprifuoco, per chilometri e chilometri, un paese dietro l’altro, con cento pattuglie che frugano l’oscurità, le strade deserte, le montagne che incombono come presenze minacciose ed ambigue, la grande sfiducia in ogni casa, luci incerte che filtrano dalle finestre, le parole appena sussurrate, i posti di blocco e nessuna notizia sicura, positiva, confortante.  
Infatti, decine e decine di interrogatori e nessun risultato, centinaia di uomini in divisa impegnati nella più gigantesca operazione di rastrellamento che le cronache di banditismo ricordino dai tempi di Salvatore Giuliano e neppure un “fermo”; mille ipotesi e neanche un indizio: niente di niente, mentre dalla notte di San Silvestro stiamo per approdare alla notte della Befana.  
È stato rimosso il questore di Nuoro, Antonio Rosa, con una promozione a ispettore generale che lo condurrà a Roma. A sostituirlo è stato chiamato il vice-questore di Palermo, Renato Giabbanelli, esperto di mentalità mafiosa, di omertà e di criminalità tipica isolana. Ma si dice che il trasferimento, cioè la promozione del dottor Rosa, era stato deciso prima della strage. E anche il trasferimento con promozione del dottor Giabbanelli, si dice fosse stato deciso prima della strage. In fondo, ha scarsa importanza. Avvicendamento di alti funzionari. Tutti promossi, tutti contenti. Quel che ne pensano i sardi è logico, però. L’insediamento del nuovo questore avverrà l’8 gennaio. Era proprio il momento ideale, per un vuoto di potere a Nuoro?  
L’altra notizia del giorno, riguarda lo sbarco sull’isola di un nucleo del secondo reparto Celere, proveniente da Padova, al comando del colonnello Campanella, con armi e mezzi modernissimi. Sono uomini addestrati ai rastrellamenti in zone impervie. Non si sa quanti siano, con esattezza. Chi dice seicento, chi dice trecento e chi parla di duecentocinquanta. Siano i benvenuti, comunque. I reparti di polizia in Sardegna per fronteggiare questa terribile ondata di banditismo avevano bisogno di rinforzi.  
Il secondo reparto è arrivato con la motonave “Città di Napoli” nel porticciolo di Olbia, alle sei e trenta di stamattina. Era a riceverlo il questore di Sassari, il quale ha pronunciato un discorsetto di augurio. Quindi, i reparti hanno lasciato Olbia per raggiungere in autocolonna Ozieri, Onnifedi, Abbaasanta, Orotelli, Ollolai, Nuoro, tutte le località in prima linea, contro la marea della criminalità.
Le indagini sulla strage di San Silvestro sono condotte dai carabinieri del paese, Ollolai, tremila abitanti, quaranta chilometri da Nuoro: va da sé che il ritmo è senza respiro. Stasera, si è pervenuti ad una ricostruzione degli omicidi più dettagliata e convincente. Gli esecutori sarebbero stati due, un terzo avrebbe agito da “palo”, davanti all’ingresso della casa. Una voce assicura che i delinquenti sarebbero stati visti da qualcuno che li scambiò per carabinieri in borghese, a causa della loro aria circospetta, diffidente. Ma si aggiunge che il testimone non è stato individuato. Perciò è ancora aperto il quesito delle maschere, oppure no. Si tratta di un particolare importante per due ragioni, almeno. Se gli assassini agirono mascherati, si dilegua la possibilità di eventuali riconoscimenti. In maschera o senza maschera, poi, può mutare la psicologia del delitto stesso, avvalorando una ipotesi invece che un’altra, circa il movente.  
Il fabbro e il bambino sono stati uccisi con due fucilate secche. A Francesco Pira la fucilata ha staccato quasi di netto il collo. Al piccolo Michele, la fucilata ha portato via metà del cranio. La stanza è stata trovata sporca di sangue e di materia cerebrale in ogni angolo. Quanto alla donna, è confermato che ad ucciderla è stata una rapida scarica di mitra. Essa è stata rinvenuta sul pavimento della cucina. Si suppone che sia stata l’ultima ad essere “giustiziata”. È presumibile che si fosse recata in cucina, per prendere qualcosa nell’imminenza del “cenone”.  
All’orrore della strage, segue immediata l’angoscia degli interrogativi: perché è stata sterminata la famiglia Pira, perché i criminali hanno scelto quella sera di festa, perché è stato ammazzato il bambino, perché, perché? Le indagini non hanno fruttato alcuna risposta, per il momento. Ogni ipotesi è valida, ma è ben difficile credere a una vendetta dilazionata per decenni. Il fabbro si era ritirato a vita irreprensibile, da molto tempo.  
La supposizione relativa a un regolamento di conti, fra gente fuori della legge, è giustificata solo dall’eliminazione del bambino, come atto di violenza estrema, bestiale. Ma non appare né logica, né probabile, nei limiti in cui può esercitarsi la ragione umana, di fronte a un avvenimento disumano. Più fondata si delinea la tesi che il movente della strage debba ricercarsi nel  passato prossimo di Pira.  
Cioè, nella sua conversione alla legalità e nella sua attività di confidente della polizia. Molti, a Nuoro, pensano che la vendetta sia scaturita da una “soffiata” recente del fabbro. O dal sospetto di una “soffiata”. Di contro, però, c’è il fatto che nessun reato era stato commesso a Ollolai, negli ultimi tempi. Questo è sufficiente a smontare la tesi di una reazione, a tempi ravvicinati? No, si risponde da parte dei carabinieri. Il fabbro poteva essere venuto a conoscenza di reati compiuti in paesi vicini. Oppure poteva avere indovinato il nascondiglio dei quattro latitanti originari di Ollolai, peraltro suoi vicini di casa. Come si vede, tutte le iposi sopravvivono, in questo clima di paura e di omertà. Chissà se una verità balzerà mai fuori.
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